Share This:

San Siro Curva Sud Stadio Meazza




Mentre scrivo questo articolo, il numero degli abbonamenti venduti è ai minimi storici. Nonostante l’estate tormentata, tra i continui rinvii per la cessione societaria e i colpi di mercato sfumati, il Milan ha fatto il uso esordio in campionato battendo 3 a 2 il Torino, grazie alla tripletta di Bacca ed al rigore parato da Donnarumma che, a fine partita, si è soffermato sull’importanza di riconquistare il pubblico. Il portiere rossonero, non è stato l’unico ad aver sollevato il problema. Da qualche anno, infatti, giocatori ed allenatori hanno discusso dell’importanza di ristabilire il feeling con i tifosi.

Da dove nasce questo rapporto difficile tra il Milan e la sua tifoseria?

Nasce dai pessimi risultati degli ultimi anni, probabilmente. E’ questa la risposta più ovvia, ma non l’unica risposta possibile. La verità è che i tifosi, negli ultimi anni, sono stati messi da parte dalla società. Non ritenuti indispensabili, ma un inutile orpello di cui poter fare a meno. E così è stato anche per le bandiere come Paolo Maldini. La società ha avviato quella che si può definire “operazione antipatia”, attuata attraverso una lunga serie di dichiarazioni contraddittorie, promesse mai mantenute, proclami fuori da ogni logica e slogan ripetuti come un mantra: “siamo a posto così”, “se non entra nessuno, non esce nessuno”, ecc.  Ma la Società ha fatto ancora di più, attraverso il suo Amministratore Delegato, ha diviso la propria tifoseria in due gruppi: quelli riconoscenti e condiscendenti (evoluti) e quelli irriconoscenti e critici (non evoluti).

Come se non voler subire passivamente le scelte di una società completamente allo sbando, criticando determinate operazioni, ponendo delle domande, fosse una prerogativa delle persone non evolute. Semmai il contrario. L’evoluzione è basata sulla capacità di adattamento e quindi sulla capacità di assimilare gli sbagli e prendere le necessarie contromisure. La cosa singolare è che la definizione “non evoluti” l’ha coniata una persona che vive ancorata al passato, devota ai numeri e alle statistiche del Milan che è stato, che mai si è preoccupata di fare chiarezza sulla strada che si voleva intraprendere per il futuro. Sia ben chiaro, le vittorie del passato ci rendono orgogliosi ma guardando soltanto indietro si rischia di restare fermi a guardare gli altri che ci passano davanti.

Il calcio è cambiato e anziché adattarsi ai mutamenti si è preferito trincerarsi dietro agli slogan, alle frasi dette a metà, alle risatine, agli arrivederci, alla fiscalità spagnola. Tipico comportamento di una società “non evoluta”, rimasta fedele ad un modo di fare calcio che andava bene, forse, 10 anni fa.

Se c’era da soffrire, potevamo farlo insieme. Se c’era da aspettare, da programmare, da resettare tutto, potevamo farlo insieme. Questa società ha scelto purtroppo una strategia diversa, quella di andare avanti da sola, senza sapere dove, navigando a vista, trasformando un punto di forza del passato come la comunicazione, nell’anello debole di tutta la struttura organizzativa.

La speranza è che la nuova società scelga una politica di comunicazione diversa, al passo con i tempi. Quando e se quel giorno arriverà i tifosi si riprenderanno il Milan ed il Milan si riprenderà i suoi tifosi. Uniti, nel bene e nel male.

di ilGenio
@il_Genio10