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La classe non è Di Francesco. E’ Montella!

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Fossi in Di Francesco, vorrei essere Montella.
Dopo Sassuolo-Milan non immaginavo si potesse essere tanto piangina, anche perché il nostro mister ci sta dando una lezione molto forte quest’anno: il rispetto e la signorilità nei confronti dell’arbitraggio, che sarò onesto, capisco solo ora.

Ammetto di non aver mai avuto rispetto per gli arbitri italiani, soprattutto dopo calciopoli, ma quest’anno Montella sta mostrando un po’ a tutti cosa vuol dire essere un allenatore intelligente e giusto, non tanto come tecnico, ma come uomo di calcio.
Eusebio invece non ci sta. Sbraita, inveisce. Preferisce il vittimismo, utile per mascherare la sua deludente stagione a Sassuolo, iniziata con le figure ridicole rimediate in Europa. No sa negli ultimi mesi cosa abbia passato il Milan, tra sfortuna, infortuni, e arbitraggi vergognosi.

Non può capire il mancato cartellino rosso ad Obi in Torino-Milan che avrebbe cambiato la partita. Non capisce il rigore non dato al Milan in Lazio-Milan. Non sa del fuorigioco inesistente di Bacca contro la Fiorentina e neanche del gol irregolare assegnato ai viola. Non sa quello che è successo a Udine. Non lo sa Di Francesco che a De Paul non è stato dato il rosso diretto per un’entrata da dietro su De Sciglio (ancora infortunato da quel giorno) e che lo stesso De Paul pochi minuti più tardi va a segnare il gol vittoria dell’Udinese. Eusebio non sa nulla nemmeno del rigore netto non dato al Milan contro la Samp sullo 0-0, partita poi persa per un rigore giustamente assegnato ai doriani.




Montella invece è tutta un’altra cosa. Mai mostrato sdegno. Mai una parola di troppo. Mai un rimprovero agli arbitri. Perché Vincenzo lo sa che la ruota gira. Sa benissimo che oggi è un torto mentre domani è svista a favore.
Ma Montella è Montella e Di Francesco è Di Francesco.

Anche i media, ovviamente, non fanno cenno agli episodi che hanno inciso sulle sconfitte del Milan, preferiscono cavalcare l’onda come fatto a favore di Pioli. Perché svolazza libera (perché fa comodo) l’idea che il Milan quest’anno non abbia meritato nulla. Doha brucia troppo ancora. In troppi sono rimasti scottati. Da allora è stata una caccia alla streghe nei confronti del Milan. In un periodo in cui tutti hanno potuto dire di tutto, solo perché non c’è più la società Milan pronta a mandare al mittente le accuse. Negli ultimi tempi i comunicati Galliani si sa, lo ripetiamo spesso, li ha fatti solo per se stesso, per pararsi il culo.

Io mi tengo stretto questo allenatore. La speranza è che il closing, dovesse esserci, non lo cambierà. Perché c’è bisogno di un tecnico che prima di essere grande sul campo, lo sia anche fuori. Perché il Milan è diverso. Il Milan non è l’Inter, ne tanto meno il Sassuolo. E Montella coi comportamenti di Pioli e Di Francesco non ha nulla in comune. E lo ha mostrato fin dal principio.
La classe non si compra. O ce l’hai, o non ce l’hai.

di Pietro Riillo

@PietroRiillo




Milan-Juventus 1-0: il campionato del Milan comincia ora

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Aver battuto la Juve fa piacere. Fa godere. Ma soprattutto fa ben sperare sulla stagione in corso.
Ho letto tanti commenti di gioia. Ho fatto sfottò. Ho urlato. Ora però voglio mettere ordine alle idee.

-2 dalla capolista dopo averla battuta ed altre 30 partite davanti. Direi che l’ottimismo è bello ma nonostante tutto bisogna restare razionali e con i piedi per terra, evitando di cadere nel tranello in cui è caduta l’Inter lo scorso anno.
Non puntiamo allo scudetto, vogliamo tornare in Europa. Step by step.

Le polemiche di ieri sono ampiamente sbiadite dalla vittoria arrivata giocando per la maggior parte della partita alla pari con la Juventus. L’arbitraggio di ieri, è davvero l’ultimo problema a mio avviso per la Juventus. Cos’ha fatto la Juve dopo il gol annullato? Il risultato era 0-0 e mancava più di un’ora. Un tiro al 96esimo di Khedira vi sembra abbastanza? Vi sentite soddisfatti?
Se esiste uno juventino con un po’ di oggettività mi darà anche ragione. Un club che in estate spende 400 miliardi di milioni dovrebbe essere più forte di un golletto annullato al 30esimo. Ci avete frantumato con “gli arbitri sono scusa di chi perde” e da ieri non prendete pace con Rizzoli? A noi è mancato il rigore su Romagnoli e l’espulsione a Pjanic. Ma non ne parla quasi nessuno.
Un club con le ambizioni della Juve avrebbe fatto altri 2-3 gol a mani basse. E invece no, battuta da un centrocampista 18enne e un portiere 17enne. Dovreste farvi due domande.

Perché il nostro campionato inizia ora?
Perché per evitare di farsi influenzare dai risultati di queste prime giornate, bisogna dimenticarsele. Serve portarsi dietro il buono fatto in campo in termini di gioco, di gruppo. I risultati serve dimenticarseli per evitare di sentirsi ad un livello che ancora purtroppo non ci appartiene.
La prossima col Genoa, a Genova, è la partita più importante della stagione fin’ora. Il motivo è semplice. Contro la Juve si è consumato non solo fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. E nel calcio le due cose devono andare a braccetto se vuoi fare risultati.
La partita col Genoa darà una dimensione più veritiera delle condizioni e delle aspirazioni del Milan di questa stagione.

Ho sempre detto che se questa vendita ai cinesi si chiudesse entro novembre, a gennaio poi toccherà a loro spingerci più in alto, spendendo sul mercato per ampliare la rosa, aumentandone anche il tasso tecnico.
La Serie A è un campionato che a mio modo di vedere, consuma molte più energie di tanti altri campionati europei. E’ fondamentale dunque poter far rifiatare gli 11 a rotazione senza però dover rinunciare alla qualità in campo.
Spero che questo nuovo capitolo societario possa aiutare fin da subito il club a risollevarsi dopo 5 anni di umiliazioni. La sessione di calciomercato di gennaio potrebbe essere importante tanto quanto quello che sta facendo la squadra giornata dopo giornata.

di Pietro Riillo
Follow @PietroRiillo

Sotto gli highlights del match. Credits: CALCIO SHOW YouTube Channel.




La differenza

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In tanti si chiedono come sia possibile che, sostanzialmente con la stessa squadra dell’anno scorso, il Milan stia andando meglio. I veri intenditori non hanno dubbi: merito del nuovo allenatore.
Cazzate!
Vincenzo Montella è un ottimo professionista, ma non è affatto meglio di Mihajlovic. Sono entrambi due buoni mister, non fanno miracoli e si può stare certi che con loro la squadra produrrà ciò che può produrre.

Il tecnico serbo, che quest’anno a Torino sta dimostrando il buono che ha (quasi) sempre dimostrato ovunque è andato, l’anno scorso aveva lasciato il Milan esattamente dove doveva essere. Eravamo sesti, a pochi punti dalla Fiorentina che aveva tirato i remi in barca, con davanti a noi tre partite contro Verona, Frosinone e Carpi. Grazie ai 7-9 punti che sarebbero certamente arrivati con Sinisa in panchina, saremmo arrivati al 5° posto, cioè dove meritava il Milan di stare (5°-6° posto). Poi arrivò Brocchi e crollò tutto, ma questa è un’altra storia.

Quest’anno sta accadendo la stessa cosa. Abbiamo avuto un ottimo inizio di campionato e bisogna fare i complimenti alla squadra e al tecnico, ma a fine campionato dove penserete che saremo? Sempre là. 5°-6° posto, forse un gradino sopra se l’Inter non riuscirà a risollevarsi. La squadra vale quello, e la saremo com’è giusto che sia.

Detto questo, in una cosa Montella è senza dubbio favorito rispetto a Mihajlovic e predecessori: non ci sono più Berlusconi e Galliani a distruggere tutto. Il Presidente negli ultimi 10 anni (ultimi 5 particolarmente) non solo ha ridotto il budget (cosa più che legittima), non solo ha tenuto colui che è stata la vera sciagura rossonera che è Fester, ma ha passato intere stagioni a rompere le palle all’allenatore di turno, mettendo bocca senza sapere nulla di nulla, forzando i mister a fare ciò che chiedeva lui. E, nell’ultimo anno, è stato il vero colpevole della mancata qualificazione in Europa League, che con Mihajlovic alla guida avremmo raggiunto in scioltezza.
Galliani poi, la sua mancanza sì che si sente (in positivo)! Dopo l’ultima sciagurata campagna acquisti, la più schifosa della sua carriera, ora si limita a presentarsi a San Siro e dire due stronzate ai microfoni ogni tanto. Che bello… E allora vediamo che Calabria prende il posto di Abate, che Locatelli viene preferito a Sosa, che Suso gioca al posto di Honda. E finalmente, quando c’è una punizione, vediamo che tutti i giocatori della barriera saltano invece di rimanere immobili.

Che soddisfazione deve essere, per un allenatore, poter scegliere senza che nessuno lo pressi facendogli pesare un eventuale esonero.

di elbonito
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