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Mercato, modulo, Elliott e la nuova società. 4 chiacchiere con l’Avv. La Scala – Prima Parte

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giuseppe la scala




Dopo 5 mesi sono tornato a fare quattro chiacchiere con l’Avv. Giuseppe La Scala, piccolo azionista rossonero, che ci ha aperto le porte del suo studio a Milano.
Nell’intervista di marzo ci eravamo soffermati sul bisogno di cambiare che c’era per il Milan. Il closing non era ancora avvenuto e pure i dubbi sui cinesi erano molti. Anche questa volta, comunque, di cose di cui discutere, ce ne sono state molte. Dalla partita, al mercato, dai moduli alla nuova società, ecco le nostre quattro chiacchiere con l’Avv. La Scala!

LS: Hai visto la partita?
P: Certo che l’ho vista!
LS: Cosa ti è sembrato?
P: Maluccio! Ma credo sia normale.
LS: Sì, anche se Montella un po’ mi ha deluso…
P: Su cosa?
LS: Capisco imporre il gioco, però ho avuto l’impressione che rispetto al modulo con cui giocava il Cagliari, ci fossimo poco preparati sugli avversari. Ieri tra l’altro ho ascoltato la trasmissione “Tattica con Bottoni” su Radio Rossonera, dove è incredibile come il tecnico sia riuscito a spiegare nella trasmissione cose che in 50 anni che seguo il calcio, non mi ero mai accorto. Ora capisco come un bravo allenatore possa guadagnare 3 milioni all’anno…
P: Ma infatti molti allenatori che sanno di avere lacune dal punto di vista tattico, si fanno affiancare da analisti e tattici del genere!
LS: Certo! Sempre Bottoni in trasmissione affermava come ad esempio Conte non avrebbe affrontato la partita col Cagliari in questo modo!
P: Infatti leggo di come molti si stiano lamentando del modulo! Il 4-3-3 a molti ha stancato. E ad essere sinceri anche a me!
LS: Io sono convinto di una cosa! Bonaventura e Calhanoglu a sinistra non possono giocare come abbiamo visto nelle partite precedenti!
P: Calhanoglu credo dovrebbe provarlo trequartista, ha quelle caratteristiche.
LS: Tipo facendo il 3-4-1-2?
P: Sì, il 3-4-1-2 è una variante del 3-5-2 con un uomo del centrocampo messo sulla trequarti.
LS: E in una formazione così Biglia dove gioca?
P: Biglia gioca in mezzo al campo insieme a Kessie.
LS: Ok, quindi tu metti Biglia-Kessie in mezzo, i terzini (Conti-Rodriguez, ndr) ai lati, poi Calhanoglu o Bonaventura trequiartista…
P: Ma anche Suso all’occorrenza… E poi mettere o le due punte classiche, oppure una punta fissa ed una più esterna.
LS: Come infatti Bottoni diceva che il Cagliari gioca cone le due punte aperte! Col 4-3-1-2 con le punte aperte!
P: Secondo me Montella si è fossilizzato sul 4-3-3. Si son giocate oltre 10 partite tra amichevoli e ufficiali fin’ora. In una sola occasione ha provato il 3-5-2, tutte le altre col solito 4-3-3.




P: Comunque, cambiando argomento, nella nostra intervista di marzo avevamo parlato del nuovo Milan che sembrava dover nascere, il closing non c’era ancora stato! Ora cosa mi dice? Dal punto di vista societario che impressione si è fatto in questi primi mesi?
LS: Guarda, a me sembra che la guida di Fassone abbia dato un’impressione di stabilità su cui non molti ci avrebbero scommesso. Che ci fosse in mente un progetto di rilancio della squadra, era evidente…
P: Ma non di questo livello…
LS: Non di questo livello, certo! Diciamo che nei primi 100-150 giorni, hanno fatto cose che nessuno ci si aspettava! Ci si aspettava magari 5-6 innesti…
P: O magari 3-4 innesti ogni anno per 2-3 anni!
LS: Però è anche vero che da questo punto di vista Fassone non può aspettare molto! Cioè, la società ha una struttura finanziaria e di ricavi che necessita di un rilancio immediato! L’unico approccio possibile nel caso specifico del Milan era quello di spendere per puntare su risorse, marchio e immagine!
P: Poi doveva anche sfruttare la possibilità di non essere soggetto al Fair Play Finanziario…
LS: Ovvio, inoltre in questa stagione ci sono 4 posti in Champions League. Quindi l’idea è chiara, bisogna fare tutto e subito. Non avrebbe senso scaglionare gli acquisti in 3 anni. Piuttosto scaglioni i pagamenti! Cosa che sono riusciti a fare benissimo!
P: Tra l’altro è di poche ore fa la voce per cui dovrebbero ripagare il debito con Elliott.
LS: Si ma secondo me non lo ripagano…
P: Rifinanziano?
LS: Esatto, trovano qualcuno che lo rifinanzi a condizioni migliori, tipo il tasso di interesse dell’11,5%, con un tasso più basso (il 7, l’8%). Poi bisogna vedere se Yonghong Li riesca a ricomporre intorno a se la compagine di investitori della quale era l’esponente.
P: E questo dipenderà anche da cosa decideranno a Pechino.
LS: Sì, dipenderà molto dagli esiti del congresso del Partito Comunista Cinese tra ottobre e novembre. Che sono gli stessi problemi che ha avuto Suning, eh!
P: Ma certo. E’ anche vero che i problemi che ha ora Suning non li ha avuti (a differenza di Li) al momento dell’acquisto dell’Inter. Perché all’epoca ancora non vi erano blocchi. Suning trovò tutto pronto grazie al lavoro di Thohir. Cioè non è stato come col Milan, per cui è stato Yonghong Li a bussare alla porta di Berlusconi, ma è stato Thohir ha prendere l’Inter, risistemare i conti e trovare lui stesso Suning a cui vendere il 68% della società.
LS: Però devo dire che nessuno si sarebbe immaginato che Fassone, attraverso un modo di operare molto all’americana, riuscisse in così poco tempo a cambiare i connotati societari. Poi dal punto di vista della comunicazione il cambiamento è stato radicale.




P: Ed è qui che volevo arrivare… Prima c’erano le perplessità del periodo pre-closing, in cui la comunicazione degli acquirenti era quasi nulla…
LS: Io infatti ero uno degli esponenti di chi si lamentava per il fatto che il Milan da una parte e i cinesi dall’altra si comunicasse così poco. Poi devo dire che Fassone si è fatto perdonare. E la mia sorpresa è stata soprattutto questa. Credevo che la stitichezza comunicativa dipendesse dal fatto che Fassone fosse il classico piemontese molto sulle sue. Invece dal punto di vista comunicativo è sorprendente. Davanti allo schermo trasmette sincerità, autorevolezza e autenticità!
P: E competenza… E poi c’è da dire che Fassone e Mirabelli al Milan possono vantare poteri che non avevano mai avuto prima. Fassone ad esempio ha mano libera.
LS: Infatti ha rivoluzionato il management ingaggiando Mirabelli che ammetto di aver giudicato troppo presto e che oggi mi chiedo come sia possibile che altre squadre se lo siano lasciato scappare, ma anche Pasquale Campopiano, che se inizialmente credevo volesse cavalcare la situazione del Milan, oggi ho capito essere una persona umanamente con grande integrità morale e tanta voglia di lavorare. Poi anche Guadagnini, nella comunicazione è stato un grandissimo acquisto. L’unica cosa che ho rimproverato alla società è stato di aver sbagliato tempi e modi nel rapporto con Maldini.
P: E se fossero andati da Maldini dopo il closing?
LS: Sicuramente sarebbe stato maglio, anche se a Maldini bisogna comunque trovare un ruolo che non poteva limitarsi alla rappresentanza!
P: Niente di simile a Zanetti con l’Inter.
LS: Anche perché Maldini possiede un profilo professionale alto, che forse confligge sia con Fassone che con Mirabelli.

FINE PRIMA PARTE
La seconda parte dell’intervista sarà online alle 21:00 di lunedì 4 settembre!

Pietro Riillo
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Chi trova la D’Amico trova un tesoro

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Ilaria D'Amico, Cardiff, 3 giugno 2017... Spiace!
Ilaria D’Amico, Cardiff, 3 giugno 2017… Spiace!




Avrei preferito parlare di calcio giocato, ma così, purtroppo, non è.
Bella partita ieri, 0-3 importante e discorso chiuso già in 30 minuti.

Quello che però ha avuto la meglio, ancora, è la disinformazione gratuita contro il Milan.
Capisco che il monopolio della bella famiglia sia per la prima volta in 5 anni messo a repentaglio da chi, a quanto pare, ha dimostrato di avere una disinvoltura nel comprare giocatori come non si vedeva dai tempi del primo Berlusconi, ma dover attingere ad una signora della tv satellitare, che senza arte ne parte butta lì stronzate random, un po’ fa ridere e un po’ infastidisce. Il tutto si traduce con un bel “Il Milan non manda tesserati a Sky”. D’altro canto chiunque, dopo 4 mesi in cui non si fa altro che parlare di come e quanto spendi, si sarebbe rotto il cazzo di dare ulteriori spiegazioni.

La cosa che più colpisce della situazione è la mala informazione che è uscita fuori dalle parole della signorina Buffon. Mala informazione non so se dovuta alla confusione delle informazioni che i media offrono sul Milan, o dovuta alla volontaria malafede della conduttrice vestita, casualmente, di bianconero.
Ma analizziamo le parole della signorina:

“Se ci saranno tutte le coperture finanziarie questa società ha fatto delle cose pazzesche, eh? C’è il “se” perché insomma, ancora bisogna mettercelo perché son stati talmente tanti gli investimenti che aspettiamo poi ovviamente di vedere tutto quanto nero su bianco, insomma”.

“Insomma… Ovviamente… Se… Aspettiamo…” Discorso molto professionale dal punto di vista giornalistico. Analizzando le parole della nostra eroina, ci si può rendere conto di quanto non abbia la minima idea di cosa stia parlando. Il classico modo di parlare di chi cerca di mettere insieme concetti di cui non se ne intende e di cui ne possiede un’informazione scadente o parziale.




“Se ci saranno tutte le coperture finanziarie questa società ha fatto delle cose pazzesche, eh?”
Innanzi tutto la società non deve occuparsi di alcuna copertura finanziaria, perché la società Milan non ha nulla da coprire. Una vera giornalista si sarebbe quanto meno dovuta informare su ciò di cui parla. Ma in questo caso non sappiamo ne a cosa si stesse riferendo, ne a chi. L’unico soggetto rinvenibile è “questa società”, e da qui l’ignoranza mostrata. I finanziamenti di cui si parla da 4 mesi, sono finanziamenti di cui ha beneficiato principalmente la holding che detiene l’AC Milan, non la società! E poi il “nero su bianco” che attende di vedere cosa sarebbe? A cosa si riferisce? Credo lo sappia solo la sua Area di Broca!

Ma poi le facce in studio, Condò, Di Marzio, Costacurta, volti di chi comprende quanto fuori dal vasetto la stesse facendo l’anziana presentatrice, e senza averne le basi. Sarà l’età…

Spero che un giorno la nostra amica tiri fuori queste “perplessità” anche sulle frequentazioni del datore di lavoro del suo fidanzatino per il quale ci sarà un processo (un altro) in ottobre. O magari sul come sia possibile che nonostante la giustizia si sia espressa in ogni grado e tribunale, venga ancora mostrato un numero errato di scudetti al di fuori dello stadio in cui gioca quel club che di perplessità glie ne dovrebbe aver mostrate non poche. Perché è inutile appellarsi alla libertà di pensiero, se in fondo hai mostrato 1) di non aver capito un cazzo; 2) di essere al centro di un conflitto di interessi grosso quanto le palle del nuovo Milan.

Pietro Riillo
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Le aspettative

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milan shkenjia




Poco fa è finita Verona-Napoli 1-3 e pensando a cosa potessi scrivere per l’inizio della nuova Serie A rossonera, ho riflettuto un po’.
Avrei potuto scrivere come ogni anno all’inizio della stagione qualche bella parola di fiducia per la squadra. O avrei potuto parlare di quanto il recente passato sia stato umiliante e che c’è bisogno di una scossa.

No, non scriverò alcun post del genere questa volta, ma semplicemente quali sono le aspettative.
Io mi aspetto che il Milan arrivi in Champions League. Mi aspetto un Milan che possa far punti ovunque, compreso San Paolo e Allianz Stadium.
Mi aspetto un Milan qualitativamente ben messo in campo.
Mi aspetto di divertirmi, e di sentirmi soddisfatto nel veder giocare il Milan.
Mi aspetto che a fine stagione, i big match vinti siano più di quelli pareggiati e persi. Diciamo che mi aspetto almeno 20 punti su 30 contro Juve, Napoli, Roma, Inter e Lazio tra andata e ritorno. Così a occhio mi sembrano fattibili, ma il campo lo so, decide lui.
Mi aspetto che Montella dimostri di essere un allenatore adatto alla panchina di un Milan di spessore.
Poi mi aspetto di finire la stagione con un reparto avanzato da almeno 40 gol.




Ovviamente le aspettative lasciano il tempo che trovano. Ma a differenza degli ultimi 2 anni soprattutto, la sensazione è di non essere più “limitati” in quello che ci si possa aspettare.
Io credo che il Milan potrà arrivare tra le prime 4 posizioni (principalmente 3° e 4° posto perché Juve e Napoli sono per ora avanti), già così com’è la rosa attuale con l’arrivo ormai certo di Kalinic.
Onestamente se dovesse arrivare un Top Player a completare l’opera io davvero non mi pongo limiti ne in negativo e ne in positivo.
Ovvero stiamo parlando di una squadra che è ancora tecnicamente sconosciuta. Non si sa quello che, una volta messo insieme questo gruppo, con l’aggiunta del Top (se mai dovesse arrivare), potrebbe raggiungere.

Il rientro in Champions (obiettivo minimo) di certo non è semplice, ma quando investi i milioni che ha investito la società questa estate a cosa vuoi puntare se non almeno nella Champions?

Detto questo concludo dicendo che il lavoro che spetta a Montella è di grande portata. Si trova oggi con un gruppo di ragazzi con potenzialità enormi. Ora tocca a lui farli coesistere e diventare squadra. Mi aspetto che ci riesca.

Pietro Riillo
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Belotti o Aubameyang

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belotti




Ero sicuro che ci sarebbe stato un mercato importante, ma a questi livelli non ci avrei mai scommesso neppure un euro.
La convinzione era che sarebbero arrivati 4-5 buoni giocatori per aumentare il tasso tecnico della squadra, in maniera mirata e intelligente con occhio al portafogli.
Ma qui, signori, stiamo vivendo un’estate da pazzi, che per l’appunto sarà un mercato sui generis. Il Milan quest’anno si trovava nelle condizioni in cui bisognava operare in maniera massiccia, nonostante nessuno si illudesse che questo davvero potesse accadere.

Ad oggi 10 acquisti più la ricerca sfrenata di un attaccante forte. Marco Fassone lo chiama “ciliegina”.
Sfumato Morata che ha scelto la Premier, gli attaccanti più probabili sono Belotti e Aubameyang. Per il primo il Toro chiede cifre spropositate anche in relazione al mercato europeo (Morata 80 milioni, Lukaku 85 milioni), per un giocatore con Zero presenze europee, 4 gol in nazionale e con una sola grande stagione alle spalle, quella 2016-2017.
Penso si tratti di un grande attaccante, con margini di miglioramento enormi, soprattutto in relazione all’età: 23 anni (24 a dicembre).
Belotti ha dimostrato nella stagione passata di essere un attaccante forte, quasi completo. La valutazione però non può discostarsi tra i 45 e i 55 milioni. Non ci sono elementi decisivi (come l’esperienza internazionale, la costanza negli anni perché non è ancora provata) che portino alla valutazione che il Torino fa del giocatore: 100 milioni. Ma poi, è giusto che un giocatore da 100 milioni guadagni 1 milione e mezzo l’anno? Un po’ di coerenza da parte di Cairo e Petrachi sarebbe gradita.




Il secondo papabile è Pierre-Emerick Aubameyang, classe ’89 del Borussia Dortmund.
Il ragazzo vuole andare via da Dortmund e lo ha ribadito più volte.
Se parliamo di numeri il giocatore è una vera mina. Una bomba.
E’ un giocatore che negli ultimi 4 anni è cresciuto in maniera esponenziale.
Ha aumentato il suo rendimento anno per anno fino ad arrivare ad essere considerato un Top Player di livello internazionale.
16 gol nella stagione 2013-14.
25 gol nella stagione 2014-15.
39 gol nella stagione 2015-16.
40 gol nella stagione 2016-17.

Numeri che giustificano la quotazione del Dortmund (70?) e che rendono Aubameyang un calciatore di sicuro affidamento.
Questa non è propaganda pro-Aubameyang, ma se parliamo del giocatore che serve al Milan (sia sul campo che per immagine), è Aubameyang che prenderei.
Ma non è semplice. Si tratterebbe di un investimento altissimo. Il più grande della storia del nostro club.

Sia chiaro, chiunque arrivi dei due sarebbe oro colato. Con André Silva formerebbero un attacco stellare.
Ma la società in questi mesi ci ha abituati che nulla è scontato. Che nulla è prevedibile. Che magari questa ciliegina non sarà ne Belotti e ne Aubameyang. Chi lo sa. Ma vi assicuro che mai prima d’ora mi sono sentito così sereno e tranquillo che il Milan avrà ciò che si merita lì davanti. Siamo in buone mani.

Pietro Riillo
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Perché il Milan non può fallire e il confronto Yonghong Li-Suning

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Yonghong Li




Premetto che solo l’esistenza di qualcuno che abbia il dubbio che questo possa accadere mi intristisce molto, perché conferma il dato sull’analfabetismo funzionale in Italia. Ma iniziamo ad andare subito al sodo.

Domanda: perché c’è sempre questo scetticismo, nonostante il closing sia avvenuto da ormai quasi tre mesi, sui cinesi del Milan e sulla stabilità economica della nuova società?
I motivi che spingono molti a dubitare della nuova proprietà sono principalmente 2.
MOTIVO 1) I ripetuti rinvii del closing dovuti alla nuova burocrazia cinese, hanno palesato la difficoltà avuta nella formazione di una cordata stabile, la quale, infatti, non ha retto.
Ci sono fattori che però “scagionano” da colpe i cinesi, anzi, probabilmente si tratta di fattori che dovrebbero aumentarne la fiducia. I limiti posti da Pechino agli investimenti al di fuori della Cina sono tutt’ora un ostacolo importante. Si tratta di veri e propri blocchi atti a impedire la fuoriuscita di flussi monetari dal Paese (Suning completò l’acquisto dell’Inter pochi mesi prima tali blocchi), a causa della crisi dello Yuan (la moneta cinese) dell’ultimo anno.
Il fatto che nonostante tutti i muri burocratici eretti, un cittadino cinese abbia comunque forzato la mano andando contro (aggirando legalmente) il proprio governo, dovrebbe far capire un po’ la capacità economico-finanziaria del soggetto (Yonghong Li). Basti pensare a quando, agli inizi di gennaio, il nuovo proprietario del Milan ricevette un prestito da 102 milioni da Willy Shine (banca delle Isole Vergini), per pagare a Fininvest la seconda caparra. Tale prestito, fu ripagato dallo stesso Yonghong Li in appena un mese.




MOTIVO 2) Un altro fattore che rende facili ironie e scetticismi, è il paragone con la proprietà cinese dell’Inter, ovvero Suning.
Si tratta di un paragone scontato, in quanto le due società di calcio vivono praticamente sotto lo stesso tetto milanese.
A differenza di Yonghong Li, Zhang Jindong non ha avuto a che fare con alcun vincolo economico. Insomma, Suning non ha dovuto vedersela col proprio governo, anzi, ha avuto la strada spianata per due ragioni in particolare: la prima è che Thohir ha fatto trovare già tutto pronto e si può dire che il lavoro fatto dall’indonesiano è esemplare. Ha comprato l’Inter, ha fatto quadrare i conti della società, ha trovato lui stesso il nuovo acquirente (mentre è stato Yonghong Li a bussare alla porta di Berlusconi) e ha venduto l’Inter; la seconda ragione è anche quella dal punto di vista economico, poiché acquistare l’Inter ed acquistare il Milan sono due operazioni completamente diverse. Suning ha acquistato il 68% dell’Inter per 270 milioni (poco più di due caparre di Yonghong Li per acquistare il Milan), ha ripagato il prestito fatto da Thohir all’Inter per 130 milioni e si fa carico del debito dell’Inter da circa 200 milioni con Goldman Sachs (Suning vorrebbe rifinanziare il debito con un’altra banca liquidando Goldman che vanta sull’Inter rate da 3 milioni ogni 3 mesi e maxi rata finale da 184 milioni nel 2019).
Insomma, l’investimento che Suning ha effettivamente fatto (e che deve ancora completare di pagare) è di circa 600 milioni. 270 versati per il club valutato 390 milioni, mentre i restanti 330 milioni sono i debiti, di cui solo 130 già saldati).
Dall’altra sponda del naviglio il povero (in confronto al patrimonio di Zhang Jindong) Yonghong Li versa di tasca sua 200 milioni, ai quali vanno aggiunti 240 milioni da parte dell’asset cinese Huarong e poi  i famosi 300 milioni del fondo Elliot, per un totale di 740 milioni di valutazione del club (l’Inter valutato dalla sua stessa società circa 350 milioni in meno).
Anche il più incapace coi numeri capirà delle differenze delle difficoltà d’investimento, sia perché Suning ha più disponibilità di Li, e sia perché purtroppo la Cina, come detto, ha alzato quei maledetti blocchi al momento meno opportuno per il Milan.
Una mia personale opinione è che non sono così sicuro che Zhang Jindong, se i blocchi fossero stati eretti prima, avrebbe comunque completato l’acquisizione dell’Inter, principalmente perché non credo che un uomo d’affari come Zhang, voglia mettersi contro i limiti posti al proprio governo, rischiando di “inimicarselo”, che è lo stesso motivo per cui alcune società sono uscite dalla cordata di Yonghong Li conosciuta come SES. Pura reverenza nei confronti del proprio governo.

Analizzate queste differenze, cerchiamo di far capire perché il Milan non può “fallire” come qualcuno prova a insinuare più o meno seriamente.
Innanzi tutto c’è da capire cosa vogliono intendere gli “scettici” con la parola fallire.
Se parliamo di un fallimento sportivo, questo è verificabile in qualunque club, con o senza cinesi. Ne è stato l’esempio proprio l’Inter la scorsa stagione, che nonostante gli investimenti è andata incontro ad un fallimento sportivo su tutta la linea. Quindi si, un fallimento sportivo può capitare.
Altro discorso è quello riferito al fallimento societario, ovvero il rischio di vedere un futuro ben più nero di quanto lasciato da Berlusconi e Galliani, simile allo stato di cose lasciato da Farina nell’86.
Ecco, se per fallimento del Milan intendete la seconda opzione delle due descritte sopra, siete completamente fuori strada, e vi spiego perché.




Alla base di queste illazioni, c’è il famoso prestito di Elliot da 300 milioni, da estinguere entro l’ottobre del 2018.
Le possibilità nei confronti del fondo americano sono 2.
La prima opzione, semplicemente, è il pagamento di tale debito. Si, ma come? Entro l’ottobre del 2018, Yonghong Li è molto fiducioso sullo sblocco dei famosi vincoli governativi cinesi, così da poter arrivare verosimilmente ad aprire le porte del Milan agli investitori che ad oggi non vorrebbero andare contro le disposizioni del proprio governo. Inoltre, lo sblocco delle esportazioni di capitali, farebbe si che lo stesso Li possa usufruire dei propri capitali personali in patria (5-600 milioni circa). Insomma, lo sblocco dei capitali in un modo o in un altro sarebbe un fattore decisivo. Questi blocchi non vi saranno in eterno, e si conta che per ottobre del 2018 siano già stati sollevati.

La seconda possibilità nei confronti di Elliot è quella più pessimistica, ma pur sempre risolvibile.
Che Elliot diventi proprietario del Milan è possibile. Ma come può accadere? Innanzi tutto deve avvenire il fallimento sportivo di cui parlavamo sopra. Ovvero i risultati del Milan delle prossime stagioni dovranno essere deludenti e l’obiettivo della qualificazione in Champions fallisca. Possibile? Sì, è possibile.
E mettiamo anche che il business-plan della nuova società fallisca, a partire da Milan China, all’espansione del brand, agli sponsor ecc. Per finire nelle mani di Elliot, insomma, devono andar male davvero molte cose tutte insieme. Ovvero: 1) i capitali in Cina restano bloccati fin’oltre l’ottobre del 2018; 2) il club vada male sportivamente; 3) Milan China fallisca i suoi propositi commerciali; 4) gli introiti, in generale, non aumentano; 5) c’è dell’altro…




E se tutto questo accadesse? Bene, valutiamo le ipotesi di un Milan nelle mani di Elliot.
Il fondo, per finanziare i 300 milioni, ha concordato che il valore degli “asset” del Milan (come ad esempio la rosa) non vengano intaccati per ripagare il debito. Al fine di ripagare i 300 milioni, dunque, non può essere venduto alcun giocatore importante. Questo significa che in mano a Elliot finirebbe un club innanzi tutto competitivo, basti guardare la campagna rafforzamenti di questa estate e quella che sarà il prossimo anno. Ma soprattutto, Elliot, si troverebbe in mano un club in via di guarigione dal punto di vista economico, ovvero il business-plan del prossimo quadriennio programmato dalla nuova società sarebbe in corso d’opera.
Voi direte che Elliot di un club di calcio non se ne fa nulla, non è nel calcio che il fondo americano vede il suo core business. Verissimo, proprio per questo Elliot cercherebbe un compratore. Il Milan nel 2019, tra la possibile quotazione a Hong Kong, l’aumento dei ricavi dovuti a competizioni, sponsor e partnership varie, e la possibilità di un eventuale stadio di proprietà (come accennato da Fassone ad aprile), vedrebbe il valore del club aumentare di una sostanziosa percentuale o, se vogliamo proprio essere pessimisti a tutti i costi, comunque rimanere invariato dai 740 milioni pagati a Fininvest.
Chi volete che possa spendere tra i 750 milioni e 1 miliardo per un club di proprietà di Elliot? Di certo, realisticamente parlando, chiunque sia parliamo di un soggetto, una società o un consorzio di società che hanno disponibilità economiche molto alte. Finiremmo in ottime mani, direi.

Ma sapete una cosa? C’è anche un’altra scappatoia (probabilmente nemmeno l’unica). Tutto quello spiegato fin’ora sarebbe inutile se alla fine il debito fosse ricapitalizzato da un’altra banca (Goldman Sachs come Inter e Roma?) estinguendo il debito con Elliot e allungando i tempi del finanziamento anche fino a 4-5 anni in più, in barba all’ottobre del 2018).




Si chiude il cerchio dunque. Se Yonghong fa fruttare la sua scommessa il Milan entro 3 anni inizierà a generare ricavi da top 10 in Europa, il debito con Elliot viene saldato o ricapitalizzato da altra banca, il club migliora, crea profitto per i soci, e sono tutti felici e contenti.
Dal’altro canto, il piano dei cinesi poveri del Milan fallisce in toto, non viene chiesta alcuna ricapitalizzazione del debito (in questo caso praticamente impossibile non procedere a rifinanziamento del debito con altri istituti bancari tipo Goldman o altri) e ci ritroviamo in mano a Elliott che venderà poi il nostro Milan a cifre 2-3 volte superiori al prestito erogato, e ci lascerà in mano a nuovi proprietari dalle evidenti disponibilità economiche.

Insomma, comunque vada, almeno, la possibilità di ritrovarci in Serie D, acquistati in tribunale, è inferiore allo 0, per buona pace di chi un po’ ci spera perché si fa trasportare da facili titoloni terroristici di quei media che dopo essersi esposti nei mesi scorsi contro i cinesi, si sono ritrovati a fare i conti con la professionalità, l’impegno e gli investimenti di un cinese che purtroppo per loro, esiste. Non sarà il più sponsorizzato milionario della Cina, però in soli 6 mesi ha messo insieme ben 1 miliardo di euro da scommettere su se stesso e sulle potenzialità di una società come l’AC Milan, il club italiano più riconosciuto al mondo.

Il top player per il Milan

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marco fassone presentazione




Il 14 aprile è stato un giorno molto importante. Il Milan e i suoi tifosi hanno conosciuto la nuova proprietà e la nuova dirigenza nelle parole di Li Yonghong e Marco Fassone.
Proprio il nuovo CEO aveva aperto ampi spiragli di rinascita del Milan attraverso parole univoche e promettenti. Quelle che più mi avevano colpito erano quelle riguardo il mercato e sugli obiettivi tecnici della nuova dirigenza.
Riportiamo di seguito alcuni passaggi significativi in ottica mercato della conferenza di Marco Fassone.

“Non c’è un settore della squadra che noi riteniamo più fragile o più debole di altri. Le idee che il direttore Mirabelli ha sono quelle di un rafforzamento della squadra tenendo presente che poi è sempre il mercato che ti dice dove riesci a raggiungere realmente gli obiettivi che ti sei posto, e soprattutto vanno condivisi con Montella.
Sui profili sì, alcuni dei nomi che sono stati fatti in questi mesi [Aubameyang, Morata, ecc.] sono certamente dei nomi che piacciono alla società, è giusto dire che ci piacerebbe avere all’interno del club 1-2 profili di altissimo livello e di altissimo spessore per una serie di ragioni che potete immaginare. Dal dire al fare c’è sempre la volontà di tutti: ci deve essere la volontà nostra, ci deve essere la volontà del club e ci deve essere la volontà del giocatore. Se riusciamo a mettere insieme queste tre volontà, ci piacerebbe andare in quella direzione.”

“L’obiettivo che ci stiamo dando è tornare in Champions League, ma noi vogliamo costruire una squadra forte, sappiamo che ci sono squadre più avanti e che negli ultimi anni hanno segnato un distacco in classifica importante. Le cose non si fanno con uno schiocco di dita, ne abbiamo avuto conferma da altri club che hanno necessitato di un po’ di tempo. Nonostante questo noi vogliamo fare una bella squadra. Sono confidente che a luglio, quando inizierà la stagione, daremo al Mister una squadra forte.”




Parole che accendono gli animi pur rimanendo nel realistico e coi piedi ben saldi a terra.
La parte che più mi aveva fatto “sognare” è quella in cui si ribadisce la volontà di avere in rosa almeno 1-2 top player, ovvero giocatori di profilo internazionale, sia mediatico, che tecnico.
Quello che voglio trasmettere attraverso questo post è la palese necessità di vedere confermate coi fatti quelle paroline magiche.
Sia chiaro, il mercato fatto fin qui 27 giugno è esemplare e che alza il tasso tecnico non di poco. Mancano ancora dei tasselli ma la società sta dimostrando coi fatti che gli obiettivi tecnici saranno perseguiti in tutti i modi.
Non nego, però, che un po’ di “malcontento” se così lo potremmo chiamare, ci sarebbe se quel 1 o 2 top player promessi non dovessero arrivare.
Intendiamoci, preferisco 5 giocatori da 30 milioni che 2 da 75, però è indubbio che nonostante gli ottimi acquisti fatti ed in procinto di fare, il nome altisonante del top player serve al Milan e alla sua società intera ancor più che ai sogni dei tifosi. Il giocatorone oltre ad aumentare l’entusiasmo del tifo ed il tasso tecnico della squadra, serve per rendere il Milan di nuovo appetibile a sponsor vari e per tutta una serie di fattori positivi in termini economici che solo i club “top player-muniti” possiedono, e da qui al 31 agosto qualcosa in questo senso ce lo aspettiamo tutti, nonostante i tanti acquisti fatti e da fare.




Ribadisco, per concludere, che siamo al 27 giugno e che il mercato di molte squadre sta per cominciare dal Primo Luglio. Mi aspetto i botti dall’Inter e dalla Juventus su tutte. Mi aspetto un Napoli che proverà a piazzare un colpo di un certo spessore per aumentare ancor di più il livello della squadra che ritengo seconda solo alla Juve.

Insomma, la fiducia è incondizionata su tutta la linea e i tifosi lo stanno dimostrando, ma a luglio o ad agosto, portateci il top player.

Pietro Riillo
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La 10 a James

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jr10




Quando anche Clarence Seedorf ha lasciato il Milan da calciatore nel 2012, il Milan ha perso il suo ultimo, vero, numero 10.
La 10 si sa è una maglia particolare, difficile da vestire ma anche da assegnare.
Dopo averla data a Kevin-Prince Boateng e Keisuke Honda (si capisce dunque il tasso tecnico della rosa degli ultimi 5 anni), questa maglia al Milan non ha più un padrone. Libera di sposarsi con qualcuno che possa far giustizia ai suoi vecchi “partner”. Da Rivera a Seedorf, da Boban a Gullit, passando per Rui Costa.

Il Milan e i suoi tifosi possono sperare di rivedere un vero 10 a Milanello?
Il mercato fin’ora ci sta dando delle soddisfazioni, sì, ma c’è ancora del lavoro da fare.
Se per Musacchio, Rodriguez, Kessié e Silva il discorso è chiuso, per Conti, Biglia, Donnarumma e il centravanti di peso, ancora non lo è, e le difficoltà sono sempre dietro l’angolo.
Il titolo di questo post è esplicito.
Non siamo qui a illudere nessuno, così come la società si è imposta di fare. James Rodriguez sarebbe il colpo che riempirebbe San Siro. Che farebbe riunire tutti i tifosi attorno alla squadra per la nuova stagione.
Il colpo che rilancerebbe il nome Milan nel calcio internazionale, sia dal punto di vista tecnico-sportivo, che mediatico.
Come dicevo, il Milan non ha intenzione di illudere i tifosi in alcun modo. Jorge Mendes è stato messo al corrente dell’interesse durante i meeting di Cardiff e Milano.
Il giocatore è stato informato che San Siro e i milanisti lo accoglierebbero come furono accolti ad esempio Ronaldinho e Ibrahimovic’, come le stelle meritano. Il Real potrebbe lasciarlo partire per una cifra inferiore al suo prezzo d’acquisto nel 2014 (80 milioni), ovvero tra i 60 e i 70. D’altra parte c’è un Milan che sa perfettamente quanto uno sforzo economico del genere possa giovare, ma sa anche che i conti vanno fatti quadrare.
Insomma, quello che sto cercando di far capire è che l’affare è tutt’altro che impossibile, ma non è neanche facile come vorremmo. Jorge Mendes dovrebbe favorire il tutto (e non sarebbe un problema), ma soprattutto il Real dovrebbe essere disponibile a valutare la revisione delle pretese di almeno 10-15 milioni in meno.




Detto questo, premesso tutto ciò che c’era da premettere, sfrutto l’occasione per sognare un po’. Cosa vorrebbe dire James Rodriguez al Milan?
Innanzi tutto l’entusiasmo sarebbe alle stelle. Intorno al club si ricreerebbe un alone di forza utile anche quando scendi in campo. San Siro tornerebbe davvero a fare la differenza. Sembra incredibile che un solo giocatore possa voler dire così tanto, ma è incredibilmente vero.
Oltre alla sfera emotiva dell’ambiente tutto, anche il tasso tecnico crescerebbe ulteriormente. Affiancare James al già rossonero ed esplosivo André Silva sarebbe davvero TANTA ROBA. Mi eccito solo a pensarci.
Inoltre immaginate il segnale importante che si manderebbe al campionato, agli avversari, ai maligni che non aspettano altro che un fallimento sportivo e societario (perché è l’unica cosa che li manda avanti pensando a quanto bene si stia muovendo il nuovo Milan). Gente che crede che Elliott sia la nostra condanna, anziché la garanzia che ci fa dormire sogni tranquilli. Ma sì, lasciamoli parlare di economia societaria, dall’alto del loro diploma alberghiero.

Non esiste una ragione che valga più di un altra per l’acquisto di un giocatore come James. Si tratterebbe di una reazione a catena di benefici di ogni tipo. Peccato non basti riempire un post di sogni per portare un giocatore come lui al Milan.
Non mi illudo, non ho le basi per poterlo fare. Ad oggi le possobilità di vedere il colombiano a San Siro il prossimo anno sono molto vicine allo 0. Direi ottimisticamente l’1%. Irrisorio dirà qualcuno. Vedete, quando passi dal dover assitere agli arrivi dei Bertolacci, Lapadula e Bacca, a constatare che quella possibilità su 100 di portare gente come James Rodriguez a Milano esiste ed è reale, vi garantisco che quell’1% ai miei occhi vale molto di più.

Probabilmente alla fine il giocatore si sposterà da Madrid, forse sceglierà lo United o magari “la potenza di Suning”, chi lo sa. La nostra 10 invece magari la prenderà un giocatore di caratura inferiore, e va bene così. Lo accettiamo. Intanto però abbiamo ricominciato ad esserci anche noi per certi obiettivi. E dopo tanto tempo fatto di cenette, parametri zero e slogan da falliti, finalmente abbiamo ricominciato a sognare anche noi.

Pietro Riillo
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Million Dollar Baby e la bella famiglia affiatata

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Gianluigi Donnarumma bw




In tutto questo clamore la cosa che più è palese è che non se lo aspettava nessuno. Nessuno credeva fosse possibile un rifiuto così, dopo tutto quello che è stato fatto.
Io provo vergogna per Donnarumma, per il suo procuratore, per la sua bellissima famiglia affiatata.
Stiamo parlando di gente che non solo non ha idea di cosa sia la gratitudine, me che ha collaborato a rendere l’immagine del figliuol prodigo, l’emblema del calcio malato, senza anima.

Nella classifica delle più grandi delusioni del Milan, questa si prende un bel posto nel Top 5, anzi, facciamo Top 3.
La considerazione che si aveva per il ragazzo era di un certo livello e a quanto pare sbagliavamo tutti.
La cosa che fa rabbia non è la perdita di un 18enne talento in porta, ma non l’aver capito nulla prima!
Sì, c’era questo benedetto rinnovo da fare da un po’ di mesi. C’era un procuratore che voleva la sua bella clausola nel contratto. Ma erano tutti problemi che sembravano nulla in confronto a quanto il ragazzo aveva sempre dimostrato di volere: ovvero diventare qualcosa di importante per la nostra storia. Tutte bugie? O il ragazzo è stato portato a questo? Il dubbio c’è!

Io sono convinto che la scelta sia stata presa da più teste, e Donnarumma nella decisione non abbia contato come ha contato la famiglia, Raiola e Galliani.
Si proprio Galliani, perché cacciato a calci in culo dal Milan, questa è una sua vendetta, un danno economico e d’immagine bello e buono.
Galliani ha rinnovato Montolivo e Zapata col benestare dei cinesi. Lo ha fatto Raiola con Bonaventura sempre con i cinesi alla porta (qui il progetto non conta nella decisione?). Eppure per Donnarumma rinnovare è stato impossibile. A cifre folli per la sua età e vi dirò di più: non avrebbe rinnovato nemmeno a 10 milioni all’anno. Donnarumma lo devono portare via dal Milan e lui poco intelligente come ha dimostrato di essere non fiata e accetta, diventando agli occhi del Mondo, un mercenario dei peggiori. Penso che un giorno rifletterà molto su questa storia. E capirà cosa ha fatto.




E ora?
Ora la questione è semplice per sostituirlo, un po’ meno semplice per decidere il suo destino nel 2017-18.
Per quanto trapela il club interessato è il Real Madrid. Bello pensare a quanto la vita di questo ragazzo stia per cambiare.
Il Real non è il Milan, nel senso che se qui era abituato a vedersi tutto perdonato, anche le peggiori papere, al Madrid eh eh eh, la storia è diversa. Pochi mesi fa il Bernabeu fischiava CR7, figuriamoci un 18enne arrivato per un tradimento, con uno stipendio da Top Player mondiale. Hai perso il diritto di sbagliare caro Gigio. Ed è per lo più una tua colpa.

Il Milan il sostituto lo trova. E’ risaputo che l’importanza del ruolo del portiere è inversamente proporzionale alla qualità della squadra che ha davanti.
Il club è mediocre? Allora un buon portiere è importante! Il club ha qualità davanti? Il portiere perde d’importanza.
Ecco, al Milan il processo di aumento della qualità è stato avviato, e la perdita di Donnarumma, in campo, è meno grave della sua perdita morale come punto di riferimento per tanti tifosi.

Come scritto anche su Twitter, il Milan va avanti. Ci rimane la consapevolezza di avere una dirigenza con i coglioni grossi come palloni da calcio. Dirigenti che non si piegano alla “mafia” del calcio dei giorni nostri. A differenza ad esempio di Juventus e United che si sono sottomesse al modus operandi di chi li ha usati come salvadanai.
Ho storto un po’ il naso perché mi è balenata in mente l’idea che dopotutto questo sport non è più quello che amavamo pochi anni fa, e mi sono chiesto se valga la pena tifare in un ambiente così finto e ormai privo di romanticismo e pieno di odio mediatico, macchinazioni editoriali. Purtroppo affezionarsi ad un giocatore oggi è un errore gravissimo. Infatti ogni anno vorrei comprare la maglia ma non so mai decidere di chi, perché vorrei evitare di possedere poi la maglia di chi lascerebbe il Milan in 5 minuti.
Andiamo avanti come siamo andati avanti dopo Van Basten, Baresi, Sheva, Maldini, Kakà. Campioni che ci hanno dato tanto e per cui valeva la pena essere tristi, a differenza di un Donnarumma che a parte 4 parate spettacolari e un paio di baciamaglie, non ci ha dato nulla in 20 mesi. Solo tanta pena per lui e la sua povera famiglia affiatata. $$$€€€

di Pietro Riillo
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Atene, dieci anni fa: il racconto

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CALCIO SHOW,TROFEI,POTERE:30 ANNI DI MILAN TARGATI BERLUSCONI / SPECIALE

Atene se la gioca con Manchester a quale sia il mio ricordo più bello legato al Milan.
Nonostante quella del 2003 ci abbia dato il più alto coefficiente di goduria, eliminata l’Inter in semifinale, e battuta la Juventus in finale (esiste qualcosa che può far godere di più un tifoso italiano? Ovvero battere le rivali di sempre in semifinale ed in finale di Champions League?), Atene non è stata la classica finale, perché Atene è durata 2 anni.

UEFA Champions League Final - AC Milan v Liverpool

E’ cominciata con un errore dagli 11 metri di Shevchenko il 25 maggio 2005, ed è finita col fischio di Fandel alle 22:20 circa, del 23 maggio 2007.
Due anni vissuti con quelle immagini in testa. Una partita chiusa. Vinta. Ma poi persa in un modo che a riprovarci 1000 volte non si ripete.

liverpool milan champions league gerrard

Infatti, 2 anni dopo, le cose sono andate esattamente come dovevano andare. Se ci penso mi vengono i brividi. Penso a quante possibilità ci fossero nel poter ritrovare il Liverpool in finale in così poco tempo. Nel 2007 non erano di certo Milan e Liverpool le squadre più attrezzate. C’era il Barça campione in carica e lo United che sembravano ad un livello nettamente superiore. Invece le sbattemmo fuori. Noi in semifinale contro Rooney, Ferdinand, Giggs e Ronaldo. Il Liverpool agli ottavi contro Ronaldinho, il giovane Messi, Eto’o, Puyol.

La partita la vidi su un divano in una camera da letto di una casa senza arredamento. Io e la mia famiglia stavamo per trasferirci; il 23 maggio infatti fu l’ultima notte in quell’appartamento, prima di partire.
La voglia di “vendetta”, chiamiamola così, era tantissima. Vendetta non nei confronti del Liverpool, che invece rispetto e ammiro per un’impresa fatta contro una squadra almeno 2-3 livelli sopra, ma vendetta contro un destino calcisticamente troppo crudele per essere stato vero.




Le formazioni in campo erano meno eccellenti di molte altre finali. Gli unici fenomeni erano nel Milan, mentre nel Liverpool i soli a distinguersi erano Gerrard e Alonso, e nonostante la disparità tecnica delle due squadre, ancora una volta il Liverpool mostrò quella mentalità che solo le grandi d’Europa hanno, giocando la finale per vincerla.
Ricordo molta aggressività da parte loro, tiri da fuori di Riise e Xabi che ti ghiacciavano il sangue finché non vedevi la palla uscire sopra o ai lati della porta. Ricordo la volata di Gerrard fermata da Dida.

Tutto bello sì, ma noi, quella sera, avevamo Filippo Inzaghi. Io non so e non saprò mai cosa vuol dire segnare una doppietta decisiva in una finale di Champions League. So solo che Inzaghi, dopo ciascuno dei due gol, ha provato a farcelo capire. Quella sera eravamo tutti Inzaghi. E penso che in un pezzettino del nostro cuore lo saremo sempre.

Ma il Liverpool, proprio per quella mentalità di grande d’Europa, non si arrende facilmente.
Il Milan segna il suo secondo gol al minuto 83. Due anni prima al Liverpool bastarono 6 minuti per far 3 gol e ora di minuti ne mancavano ancora 7 più il recupero. Insomma, in quel contesto quei dieci minuti mancanti, erano una vita.
E che fanno? Fanno gol al minuto 87. 2-1. E lì le mutande iniziano a puzzare di merda. Mi stavo cagando sotto.




Tutti, e dico tutti i milanisti, hanno vissuto quei 5-6 minuti che mancavano al fischio finale, con le immagini di Gerrad che alza la coppa, con Sheva che sbaglia il rigore. Non c’era Dudek ad Atene ma nelle mente, in quei minuti finali, era lì. Doveva essere la sera della vendetta, quel gol di Kuyt non era nei piani. Non c’entrava un cazzo. Eppure bastò un calcio d’angolo per riaprire sia la partita, che la porta degli incubi fatti in quei due anni. Dopo Istanbul ho pianto per giorni. Non ero mai stato così male per il Milan. Non riuscivo a pensare ad altro che a quanto bello sarebbe stato piangere di gioia questa volta.

Ed è stato così, infatti. La partita non cambiò più risultato. Finisce 2-1, il Milan è campione d’Europa per la settima volta, con davanti solo il Real fermo a 9. Tutti felici. Da quel giorno la finale di due anni prima l’ho vista solo come i 6 minuti più pazzi della nostra storia, e ho accettato quella sconfitta molto più facilmente, sapendo che, come si dice ormai dalle nostre parti, dopo Istanbul, c’è sempre Atene.

inzaghi champions league atene finale

Sono passati 10 anni. Il Milan oggi festeggia per la qualificazione ai preliminari di Europa League. Detta così è tristissima. E invece è molto più serena di quanto si creda. Perché in mezzo, tra le due cose, ci sarebbe un fiume di parole da dire. Di avvenimenti e persone che hanno cambiato la dimensione del Milan in questi 10 anni, ce ne sono un’infinità. Non c’entrerà nulla con Atene, ma oggi ho molta più fiducia di tornare a quei livelli di quanta ne avessi poco tempo fa. Serve pazienza e tanta fiducia. Perché forse nessuno ci ha pensato ma una Istanbul, di un altro tipo, ce la siamo appena lasciata alle spalle, e stiamo ricominciando il nostro percorso verso la Grecia.

carlo ancelotti coppa champions league atene finale

 

di Pietro Riillo
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Il Milan centra i suoi “umili” obiettivi. Inter, Roma e Napoli falliscono ancora i loro.

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gerard deulofeu




Incredibile come basti poco a scaldare gli animi di interisti, romanisti e napoletani.
In questi giorni su twitter abbiamo avuto l’enorme piacere di confrontarci con esponenti delle tifoserie di queste tre squadre, e devo dire che non credevo che il livello del contraddittorio potesse essere così basso. Peccato.

Ma partiamo dall’Inter.
Lo so, è come sparare ad un morto, però capisco la loro frustrazione nel vedere la propria squadra in queste condizioni.
Non sanno chi li allenerà, non sanno chi rimarrà e chi andrà via, non giocheranno in Europa, non hanno centrato nemmeno un obiettivo stagionale, non vincono nulla dal 2011, però… Non fanno altro che dirci di essere superiori, della potenza di Suning, che abbiamo avuto culo, che falliremo, che il prossimo anno (sempre il prossimo) è il loro anno.
Finisce la stagione ed invece che mettere assieme i pezzi del puzzle di un’annata di merda, non fanno altro che guardare al Milan. Sarà ossessione, chiamatela come volete, ma a me fa quasi piacere.
Ieri un tizio mi scriveva che il nostro essere contenti per un sesto posto, è da inferiori quali siamo e siamo sempre stati. Io gli chiedo inferiori in cosa, lui mi risponde nello stile, nelle vittorie e anche nelle sconfitte.
La nostra bacheca internazionale, il motorino sugli spalti, e i petardi su Dida, credo siano lo specchio adatto a tali affermazioni.
Per contro, sono del parere che non far parte di alcuna competizione Europea per questa Inter, sia la miglior cosa. Non solo perché non avrebbero meritato di giocarci, ma soprattutto perché dopo una stagione come quella di quest’anno c’è bisogno della massima tranquillità per ripartire al maglio. A differenza ad esempio del Milan, il quale ha bisogno di rodaggio Europeo nella stagione 2017-18, prima di poter pensare di puntare alla Champions 18-19.
Quello che voglio dire al tifoso dell’Inter è che la rivalità col Milan ci sta, è giusto, questo è il calcio, ma attenzione a perdere di vista la realtà. Il Milan ha iniziato la stagione con tre obiettivi: 1) vincere la Supercoppa a Doha contro la più forte, e lo ha fatto; 2) arrivare più avanti possibile in Coppa Italia, ed è stato eliminato dalla Juve vincitrice finale; 3) tornare in Europa, e lo ha fatto. E l’Inter? L’Inter partiva ad agosto con lo scudetto già cucito sul petto, e ha finito la stagione prendendole praticamente da chiunque.
Sono del parere, per concludere questa lunga parentesi sull’Inter, che per evitare che la Juve vinca lo scudetto per la settima volta, molto passa anche dal ritorno di entrambe le Milanesi. Sperare che il Milan cinese fallisca solo perché avete letto di prestiti/finanziamenti vari della nostra nuova proprietà (ovvero tutta roba che non vi compete), è la più grande dimostrazione di inferiorità che possiate dare. Evitate.




Roma e Napoli.
Questi due club sono quelli che da 5 anni stanno cercando in tutti i modi di togliere il titolo alla Juventus, soprattutto nell’ultimo anno. La Roma vendendogli Pjanic, il Napoli vendendogli Higuain.
Certo, le situazioni sono particolari, il bosniaco aveva una clausola (ridicola per un giocatore di tale livello) che la Juve ha fatto valere, mentre il Napoli con Higuain (30 anni) ci ha praticamente guadagnato sia economicamente, che in campo. Però sta di fatto che hanno rafforzato una squadra già superiore. Applausi!
Queste due squadre hanno letteralmente buttato nel cesso cinque anni in cui l’unica rivale è stata la Juventus, non riuscendo ad approfittando della mediocrità tecnica di Milan e Inter.
La Juve ha vinto il sesto scudetto consecutivo. Il sesto. Forti, di sicuro, ma credo che questa concorrenza abbia facilitato le cose, più che aver creato difficoltà.
Una squadra che vince un buon numero di campionati consecutivi, è sintomo di un campionato mediocre, non competitivo. Ne è l’esempio il Bayern in Germania (quest’anno al quinto consecutivo), la Ligue 1 (che se non fosse stato per la sorpresa Monaco, avrebbe visto il quinto successo consecutivo del PSG), e dove tra il 2002 ed il 2008 vide l’egemonia del Lione (7 campionati consecutivi). Ed ora anche la Serie A, che da 6 anni vede solo la Juve protagonista.
Roma e Napoli potranno deliziarci con un buon calcio, con il bel gioco, con “il sole, il mare, er soriso“, ma alzare un trofeo è un’altra cosa, completa un percorso. Partono da 5 anni col desiderio scudetto, ma finiscono ogni anno col doversi giocare lo spot migliore per la Champions. Contenti loro.
Ho l’impressione che queste due squadre, seppur dignitosamente superiori a tutti meno che la Juve, non faranno mai quel salto che serve per salire di livello. Credo sia una questione di retaggio. Essere grandi non è una loro qualità. Mi domando nel momento in cui le milanesi torneranno a essere competitive, e purtroppo per loro succederà inevitabilmente, a quale muro dovranno andare a sbattere la testa per l’occasione, anzi le occasioni, perse. Ma d’altronde, problemi loro.

Congratulazioni alla Juventus dunque, che ha dimostrato di essere l’unica in grado di vincere lo scudetto in assenza delle altre due big italiane. Credo però che sia arrivato il momento di rendere questo campionato di nuovo bello: e mi pare che il compito possa essere solo di Milan e Inter.

di Pietro Riillo
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